Senedu Gebru fu una figura pionieristica della vita pubblica etiope. Nata nel 1915, fu tra le prime donne etiopi a ricevere un'istruzione in Europa. Al suo ritorno in patria parlava fluentemente più lingue e univa la sua conoscenza della storia e l'amore per la letteratura a un profondo senso di servizio verso il proprio paese.
All'inizio dell'occupazione italiana, si unì al movimento di resistenza Tikur Anbessa come sua prima componente femminile. Ras Imeru Haile Selassie, che era a capo del movimento, non ne era convinto. La incoraggiò con forza a lasciare il Paese, andare in Europa e proseguire gli studi. In quel periodo, il suo allora marito Lorenzo Taezaz aveva accompagnato l'Imperatore e viveva in esilio in Europa. Lei rifiutò, richiamandosi all'impegno assunto con il giuramento di non abbandonare mai la resistenza, pena la morte. Riuscì a convincere Ras Imeru che non era necessario andare in combattimento per essere utile al Tikur Anbessa, ma che, con il suo sostegno, avrebbe potuto fondare un'unità della Croce Rossa per prestare assistenza ai feriti.
A seguito del fallito attentato contro il Maresciallo Graziani, il 19 febbraio 1937, la giovane Senedu Gebru perse due nipoti, Debebe e Hailu, entrambi di età inferiore ai ventun anni, e il fratello minore Meshesha, insieme a molti altri membri dei Tikur Anbessa, vittime delle esecuzioni sommarie ordinate dalle forze di Graziani. Poco dopo, Senedu e numerosi membri della sua famiglia furono catturati e deportati come prigionieri sull'isola dell'Asinara. Le condizioni erano dure e l'isolamento profondo, ma Senedu affrontò quelle prove con straordinaria resilienza.
Privata di libri nelle lingue che conosceva, imparò autonomamente l'italiano pur di continuare a leggere, trasformando un ostacolo in un'opportunità di apprendimento. Divenne inoltre portavoce dei compagni di prigionia, battendosi per migliori condizioni di vita, soprattutto per le detenute. Vegliò anche sui propri fratelli, impedendo a uno di loro, Desta, di fuggire in un convento sull'isola.
Sull'isola dell'Asinara, Senedu Gebru strinse amicizie con altri prigionieri destinate a durare tutta la vita, fondate sulla comune lealtà verso la patria e sul desiderio di libertà. Le esperienze vissute nei Tikur Anbessa e durante la prigionia all'Asinara ispirarono in seguito Yelebe Mesehaf («Il libro del mio cuore»), un'opera teatrale dedicata all'occupazione italiana e alla resistenza etiope.
Il periodo trascorso come membro del Tikur Anbessa e sull'isola dell'Asinara preannunciò una vita dedicata al servizio del proprio Paese. La sua resa fu motivo di profondo rimpianto per tutta la vita. Sentiva che avrebbe dovuto combattere fino all'ultimo. Decise quindi di dare un senso alla propria sopravvivenza consacrando la sua vita al servizio della sua patria. Tra i numerosi incarichi pubblici ricoperti vi furono quello di preside della prima scuola femminile del paese (la Empress Menen School), quello di prima vicepresidente donna del Parlamento etiope e un ruolo attivo anche come vicepresidente nella Croce Rossa/Crescente Rosso etiope. Fu inoltre una figura di primo piano dell'Ethiopian Women Charitable Association e fondò la prima organizzazione di mutuo aiuto per etiopi con disabilità.
Negli anni Quaranta, Senedu sposò il maggiore Assefa Lemma, in seguito ambasciatore, continuando il proprio impegno pubblico mentre cresceva quattro figli. Morì nel 2009, all'età di novantaquattro anni, lasciando un'eredità esemplare di resilienza, coraggio e servizio.
La sua permanenza sull'isola dell'Asinara resta una testimonianza della capacità umana di sopravvivere anche nelle circostanze più dure. Pur essendo essa stessa prigioniera, la forza e la compassione di Senedu non solo sostennero la sua famiglia e gli altri detenuti, ma divennero il capitolo più emblematico di una vita dedicata al proprio paese e al suo popolo.